Le filande della Pedemontana del Grappa

filanda  part.

Durante il periodo dal secondo Seicento a tutto il Settecento, ebbe vita a Crespano del Grappa, allora Veneto, ed in tutti gli altri paesi della regione tra Piave e Brenta una rigogliosissima e caratteristica arte laniera, tra le più importanti di quante fiorirono nell’area veneta.

Arte che diede opulenza non solo a poche famiglie di industriali e mercanti di tessuti, ma che, alleviando la miseria generale delle popolazioni rurali di quei tempi, recò una certa serenità di vita anche ai ceti più umili, specie a quelli numerosissimi appartenenti alle maestranze e agli artieri, occupati nelle varie aziende laniere. Cosa, questa, degna di rilievo in una società, quella settecentesca in Italia e nel resto d’Europa dove gli squilibri economici formavano abitualmente la struttura di base.

 Due erano i centri  lanieri più importanti in questa regione: Crespano del Grappa e Cavaso del Tomba.

Il primo prevaleva per la qualità dei tessuti, che nulla avevano da invidiare a quelli autentici inglesi, olandesi e francesi, dei quali costituivano l’imitazione; il secondo si distingueva per il numero rilevantissimo di panni di genere popolare, usati dai ceti più umili delle popolazioni di quei secoli.

L’arte laniera della regione del Grappa aveva le sue origini in epoche remotissime, romane o anche preromane, come ipotizza Luigi Melchiori.

Arte che a Crespano del Grappa è documentata ancora il 22.4.1322 ed è relativa ad un follo da panni posto sul Lastego (unum folognum ad folandum pannos positum in villa de Crespano super fiumen Lastegi): la segnalazione è per una cessione tra l’apotecario Francesco da Bologna abitante a Treviso ed Ensedisio de Grandonio.

Un’attività laniera nata a poco a poco, anteriore alla stessa epoca ezzeliniana cresciuta e sviluppatasi, ma che poi incontra la ostilità dei Trevigiani concorrenti.

Per migliorare l’arte laniera, gli stessi podestà di Asolo, onde accrescere la popolazione del territorio, concessero il titolo di cittadini a quegli artigiani bresciani, bergamaschi, di altre parti della Lombardia o di altri distretti che fossero venuti a stabilirsi nell’Asolano. Di questi ne beneficiarono soprattutto Cavaso del Tomba, Mussolente e Crespano del Grappa ovvero i centri di maggior sviluppo artigianale.

Data la scalata al primato non era frenabile e fu più decisa nonostante il continuo disquisire dei concorrenti cittadini trevigiani, padovani e veneziani, porto verso la fine del Seicento, ogni paese o borgata, anche minuscola, ospita attività laniere artigianali o industriali.

In questo ambito pedemontano i punti di riferimento restavano Cavaso del Tomba per la produzione laniera di largo consumo. mentre Crespano del Grappa primeggiava per la lavorazione di pregio e per la qualità dei propri tessuti; notevole la lavorazione a Castelcucco e Mussolente.

I prodotti della Pedemontana del Grappa, varcando l’Adriatico in grandi quantitativi, raggiungevano non solo i porti dalmati, albanesi e ionici, ma anche quelli lontani dell’Egeo, Costantinopoli, Salonicco, Smirne, Aleppo in Siria, il Cairo, Alessandria in Egitto e Cipro.

Nel primo Settecento la concorrenza straniera in Levante mette in crisi la produzione veneta, ma non quella del nostra Pedemontana del Grappa grazie all’altissima qualità che maestri artigiani impressero nel prodotto tessile.

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