Borso del Grappa

borso Ai confini con la provincia di Vicenza, all’ estremo est della Pedemontana del Grappa, sorge Borso del Grappa con le frazioni di Semonzo a est, Cassanego a nord e Sant’Eulalia a ovest.

Già in epoca paleoveneta il territorio era abitato come si può constatare dai villaggi di capanne e da un’urna cineraria dell’età del ferro ritrovati a Sant’Eulalia.Succesivamente fu abitato dai romani e dai longobardi come dimostrato dalla lapide sepolcrale di Caio Vettonio Massimo.In epoca medievale fu dominato dagl’Ezzellini e dai vassalli del Vescovo di Treviso i quali costruirono castelli sia a Borso del Grappa, che a Semonzo che Sant’Eulalia.

Di particolare interesse artigianale vi è la pipa di Borso del Grappa.Essa costituisce sia la massima espressione dell’artigianato locale, che un pezzo di storia e cultura popolare locale.Ricavata dal legno di carpino e marasca, conosciuto per il suo aroma caratteristico, viene successivamente intagliata dal piparo nelle più svariate forme e dimensioni e viene decorata ad intaglio con figure di fiori ed animali delle montagne di Borso.La sua lavorazione si diffuse soprattutto nel periodo della prima guerra mondiale dalla creatività e dalle necessità economiche di alcuni suoi cittadini. Prima usata soltanto per fumare e poi diventata oggetto ornamentale.

Di particolare interesse storico il sarcofago, presente nella Chiesa di Sant’Eulalia, di “Caio Vettonio Massimo“, della tribù Fabia.Veterano tornato dal servizio militare fece costruire questo sepolcro da vivo per onorare la propria sepoltura.Lasciò agli abitanti del luogo 800 sesterzi, affinchè con la rendita di tale somma, ponessero non meno di sedici sesterzi di rose al momento della sua morte e con il resto volle che si ponessero ogni anno offertte di rose e d’uva ed in fine dispose che il sepolcro fosse accessibile.

 


 

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